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lunedì 18 maggio 2020

Step #15: l'invenzione dell'aspirapolvere elettrico

L'aspirapolvere è uno degli elettrodomestici più diffusi al mondo e rappresenta senza ombra di dubbio una delle invenzioni più importanti del XX secolo nel campo della pulizia.Grazie a un motore elettrico viene azionato un ventilatore in grado di creare una depressione e aspirare così la polvere e altri oggetti di dimensioni compatibili alla sua bocca di ingresso. Nel tempo si è evoluto diventando sempre più pratico, maneggevole ed efficiente, fino ad arrivare ai modelli odierni che noi tutti conosciamo. Ma come nasce questa idea e chi fu la prima persona a realizzarne una ?
La sua nascita in realtà vanta più di in padre e vi sono testimonianze di un suo antenato già nel finire del XIX secolo. il primo brevetto di un "similaspirapolvere" infatti venne rilasciato alla coppia statunitense Anne e Melville Bissel nel 1876: quest’ultimo consisteva in una carrozza trainata da dei cavalli sulla quale era fissata una pompa azionata manualmente a cui seguiva un lungo tubo utilizzato per pulire i tappeti. L’invenzione però non ebbe molta fortuna perché limitata dalla necessità di avere sempre una persona ad azionare la pompa. Il vero salto di qualità avvenne invece nel 1901 con il primo aspirapolvere elettrico.

IL PRIMO ASPIRAPOLVERE ELETTRICO

Verso la fine del 1800 l’ingegnere inglese Hubert Cecil Booth stava studiando una soluzione maggiormente efficace per pulire i vagoni dei treni rispetto alla tecnologia dell'epoca che vedeva impiegato l'uso di un soffiapolvere, uno strumento che soffiava aria calda e spazzava via la polvere. Da qui si chiese: se il principio di funzionamento del soffiapolvere venisse invertito? Se invece di venir soffiata via la polvere venisse aspirata? E fu proprio grazie a questa grande intuizione che oggi possiamo comodamente pulire il pavimento della nostra casa con il semplice passaggio dell'aspirapolvere !
Nel 1901 Booth brevettò il primo “pulitore ad aspirazione” elettrico. Esso era molto rumoroso e costituito da un grande tubo aspirante, un filtro e un carro trainato da un cavallo all'interno del quale veniva raccolta la polvere. Tuttavia le sue ingombranti dimensioni ne limitarono la diffusione su grande scala, ma ebbe comunque il grande merito di dare il via allo sviluppo di questo elettrodomestico.                                                               

Foto dell'aspirapolvere di Booth

Il vero salto di qualità avvenne nel 1907, quando un portinaio di Canton (Ohio) allergico alla polvere e alla ricerca di una soluzione per limitare l'asma di cui soffriva, James Murray Spangler, inventò il primo modello di aspirapolvere elettrico portatile.
Esso era composto da un ventilatore, un cuscino, una spazzola rotante e un contenitore per raccogliere la polvere. Spangler successivamente vendette il brevetto alla società di suo cugino, la “Hoover Harness and Leather Goods Factory”, che divenne famosa proprio grazie alla vendita degli aspirapolvere. Oggi la Hoover è tuttora uno dei leader nella produzione di elettrodomestici.

L'aspirapolvere inventato da Spengler




Riferimenti bibliografici:

giovedì 14 maggio 2020

Step #14: l'invenzione della doccia

La doccia è uno degli strumenti di igiene maggiormente usati nella società moderna, ogni abitazione o quasi ne possiede una o più all'interno dei propri bagni domestici e ogni giorno milioni e milioni di persone ne usufruiscono per la pulizia del proprio corpo. Ma la sua invenzione a quale epoca risale ? 
Siamo abituati a parlarne come se fosse sempre esistita, tuttavia nonostante le sue origini risalgano addirittura alla Grecia antica e all’antico Egitto, il concetto moderno della doccia,come lo intendiamo noi oggi, nasce soltanto nell'800.
Siamo intorno al 1870 e Merry Delabost, medico della prigione Bonne-Nouvelle di Rouen, sta studiando un metodo per migliorare il livello di igiene dei detenuti quando si imbattè negli studi risalenti al secolo precedente del costruttore inglese William Feetham. Egli stava cercando un modo per lavarsi il corpo senza utilizzare quelle ingenti quantità d'acqua che si utilizzavano all'epoca nelle tinozze e nel 1767 brevettò un primo antenato della doccia moderna:Il prototipo consisteva in una pompa capace di spingere l’acqua in un catino dal quale si poteva rovesciarla sulla testa tirando una semplice catenella, Inoltre una pompa manuale permetteva di far risalire l’acqua raccolta nel catino fino alla cisterna superiore e di riutilizzarla. Per la tecnologia dell'epoca era molto costosa da realizzare e soprattutto presentava un difetto, il getto era esclusivamente di acqua fredda, così che non divenne molto popolare e la sua diffusione si limitò a pochi prototipi.
100 anni più tardi, nel 1872, grazie ai progressi della tecnologia che portarono alla comparsa di scarichi, valvole e serpentine finalmente nacque la prima doccia, per mano di Merry Delabost che apportò diverse migliorie al progetto di Feetham, tra cui la possibilità di regolare la temperatura del flusso d'acqua. Inizialmente si diffusero solamente all'interno delle carceri, ma nel giro di pochi anni vennero rese obbligatorie anche all'interno degli eserciti e ben presto conquistarono tutta Europa.


pubblicità su una rivista medica del 1884



fotografia di una donna che si fa la doccia, 1897



Fotografia di una doccia risalente alla fine del XIX secolo



Riferimenti bibliografici:

lunedì 11 maggio 2020

Step #13: l'invenzione del water in Europa

Il water è un accessorio imprescindibile all'interno di qualsiasi bagno moderno, indispensabile per il mantenimento di un dignitoso livello di pulizia e igiene. Ma è sempre stato così? La sua invenzione a che periodo storico risale ? Andiamo a scoprirlo insieme!

Le prime tracce di un water sono davvero lontane nel tempo. Risalgono infatti a circa 2000 anni fa e sono state ritrovate in Cina, in una tomba della dinastia Han ( dal 206 a.C. al 220 d.C.): è stato infatti ritrovato un bagno non molto differente da quelli moderni, con una seduta e un sistema per far defluire in basso l'acqua di pulizia.
Noi Occidentali siamo invece stati molto più lenti nello scoprire questa importantissima invenzione. Solamente nel 1596 lo scrittore John Harington, figlioccio della regina Elisabetta d'Inghilterra, ideò un complesso marchingegno con una torre serbatoio d'acqua.Dell'acqua veniva fatta fluire in un piccolo serbatoio attraverso un rubinetto, successivamente tramite una botola a valvola quest'ultima veniva fatta defluire in un pozzo nero. Questo prototipo però non venne mai sviluppato e fu dimenticato. Esso infatti destò interesse nel pubblico, ma Harington ebbe la sfortunata idea di parlare del progetto in un suo libro, contenente, tra le altre, anche allusioni di cattivo gusto. Quest'ultime non piacquero alla regina Elisabetta, che reagì interrompendo la realizzazione del suo progetto e non volle più saperne nulla del suo figlioccio.
E così per avere il primo WC europeo si dovette aspettare sino al 1775, quando l'inventore scozzese Alexander Cumming riprese l'idea di Harington e in più vi aggiunse un'importante miglioria: un meccanismo idraulico a forma di U capace di formare un tappo d'acqua all'interno di un tubo a livello della valvola che grazie alla continua presenza di acqua eliminava definitivamente il problema degli odori, ottenendo in questo modo un gran successo.



Schema di funzionamento del water di Alexander Cumming



Ritratto di Alexander Cumming



Riferimenti bibliografici:

domenica 3 maggio 2020

Step #12: la colmata, tecnica di bonifica medievale

La bonifica è l'insieme delle opere volte a ripulire un terreno da tutti quegli elementi, quelle caratteristiche che lo rendono infruttifero e/o insalubre, come, citando uno degli esempi più comuni, il prosciugamento di una zona paludosa per renderla disponibile a usi agricoli, urbani ecc...
La prima civiltà ad occuparsi della regimazione delle acque e della loro distribuzione furono i Romani, ma è soprattutto nel Medioevo che si assistette a una graduale organizzazione a livello pubblico della bonifica: dalle piccole opere dei contadini, volte ad ampliare le superfici coltivabili private, si passò ad opere idrauliche più importanti. Quest'ultime furono possibili grazie ai monasteri, che dal X Secolo divennero importanti centri di produzione, assumendo i tratti di vere e proprie aziende agricole alimentate dalla regola Benedettina dell’Ora et labora.


LA COLMATA

Una delle tecniche maggiormente usate nel Medioevo per il prosciugamento e la messa a coltura di diversi terreni prima improduttivi , in particolare come accennato nel paragrafo soprastante da parte degli ordini monastici Benedettini e Cistercensi, è la colmata. 
Ma esattamente in che cosa consiste questa tecnica ?
Le correnti fluviali in piena, ricche di sedimenti provenienti dall'erosione a monte, vengono derivate dal loro corso naturale tramite un'opera di presa e indirizzate tramite dei canali appositi nel terreno che si desidera bonificare, che in precedenza veniva confinato tramite degli argini in legno o terra.
si ottiene così una sorta di bacino artificiale, chiamato bacino di colmata, dove lentamente vi si depositano tutti i sedimenti che la corrente trasportava. Successivamente l'acqua accumulata nel bacino viene fatta defluire tramite l'apertura di una paratoia verso un'opera di scolo e immessa nello stesso oppure in un differente corso d'acqua.
Questa azione ha un duplice scopo, da un lato infatti il fluire dell'acqua ripulisce la zona dalla presenza di eventuali paludi o ambienti insalubri, dall'altro il depositarsi dei sedimenti rende il terreno maggiormente stabile,solido e permette anche di alzarne gradualmente il livello per colmare eventuali pendenze.
Una volta terminata l'operazione il terreno viene messo a coltura e i canali di bonifica possono essere trasformati in canali irrigui.
Va sottolineato come questa tecnica avesse tempi molto lunghi , si parla infatti di diverse decine di anni: in un anno si riusciva mediamente a ottenere un deposito vicino al metro di altezza, il quale era però destinato a diminuire con il graduale costipamento del terreno sottostante.
   

schema esplicativo del funzionamento della bonifica per colmata



BONIFICA DEL POLESINE DI CASAGLIA

In Italia vi sono diverse tracce di opere di bonifica medievale, in particolare nella zona del ferrarese tra il 1400 e il 1700 si sono susseguite diverse opere di bonifica, soprattutto grazie alla volontà della famiglia d'Este. In particolare nel 1460 Borso d'Este ordinò la bonifica del Polesine di Casaglia , avvenuta proprio tramite la tecnica della colmata.Purtroppo per ovvie ragioni non abbiamo testimonianze fotografiche dei lavori dell'epoca, ma nel 900' la stessa area fu nuovamente interessata da ulteriori azioni di bonifica, stavolta anche tramite l'azione di idrovore e macchine a vapore come testimonia questa immagine:


uso delle macchine a vapore nel processo di bonifica

Non abbiamo testimonianze fotografiche dell'attività di bonifica del XV secolo ma al contrario  ci sono pervenute testimonianze scritte: infatti nel 1580 gli Este a Ferrara istituirono la Conservatoria della Bonificazione, un inventario delle proprietá dei terreni bonificati con il compito di provvedere alla gestione idraulica del territorio bonificato nel corso della cosiddetta "Grande Bonificazione Estense" della seconda metà del secolo XVI. La Conservatoria fu abolita nel 1796 all'arrivo delle truppe francesi in Ferrara, ma ad oggi permangono delle testimonianze:

 
                
testimonianza della conservatoria della bonificazione estense



Riferimenti bibliografici:

lunedì 20 aprile 2020

Step #08: la nascita e l'evoluzione dei sistemi fognari nell'antichità

Per fognatura si intende il sistema di canalizzazioni, generalmente ubicate sotto terra, per la raccolta e lo smaltimento lontano da insediamenti civili e/o produttivi di acque superficiali (meteoriche, di lavaggio, ecc.) e di acque reflue provenienti dalle attività umane in generale.Il loro sviluppo è stato di fondamentale importanza per il mantenimento di un adeguato livello di pulizia e di igiene all'interno dei centri abitati, lo smaltimento dei reflui è infatti un problema della massima importanza soprattutto a causa dei miliardi di germi, molti dei quali possono essere causa di gravi malattie, contenuti all'interno delle deiezioni. la loro realizzazione ha segnato un importante passo avanti per la società umana e ha rappresentato un grandissimo esempio di ingegneria idraulico-sanitaria. 
Le prime testimonianze storiche di fognature risalgono ad un periodo compreso tra il 2500 e il 2000 a.C. circa e sono state trovate a Mohenjo-daro, nell'attuale Pakistan,ma le fognature antiche più efficienti furono indubbiamente quelle di Roma: il migliore esempio di sistema fognario nel mondo antico è infatti la Cloaca Massima, realizzata a Roma nel VI secolo a.C. sotto l'impero di Tarquinio Prisco , ed è proprio quest'ultima che prenderemo in esame per studiare la tecnologia che vi è dietro la realizzazione di un sistema fognario.
Gli Etruschi iniziarono il risanamento di alcune aree malariche per mezzo di canali di drenaggio, che favorivano lo scolo delle acque stagnanti, e di cunicoli di lastre di piombo bucherellate per filtrare e depurare l’acqua.I romani ripresero e svilupparono ulteriormente queste tecnologie iniziando la costruzione della Cloaca Massima.Essa nacque con l'obbiettivo di ripulire Roma dai profondi ed insalubri acquitrini che la circondavano facendoli defluire verso il fiume Tevere. Sebbene Tito Livio la descrivesse come scavata nel sottosuolo della città, scrivendo tuttavia molto tempo dopo la sua costruzione, dalle notizie di altre fonti antiche e dal percorso seguito si ritiene che in origine si trattasse per lo più di un doppio canale a cielo aperto diviso da un muro di spina che raccoglieva le acque dei corsi d'acqua naturali che scendevano dalle colline, drenando la pianura del Foro Romano e il Velabro per riversarle poi nel fiume Tevere. In seguito venne ricoperta per ampliare lo spazio del centro cittadino, usando le tecniche ingegneristiche apprese dagli etruschi degli archi a volta che rendevano le strutture più solide e in grado di durare nel tempo.Percorrendola dalla Suburra al Velabro possiamo ammirare una straordinaria varietà di opere murarie, che testimoniano dei lavori di estensione , di modifica e restauro del manufatto nei secoli che vanno dall’età regia all’abbandono della zona forense in età tardo antica. Possiamo vedere cambiamenti di tecniche stili e materiali in funzione delle necessità, delle modifiche degli spazi monumentali sovrastanti, delle necessità statiche, delle possibilità economiche dei costruttori.Scoperta decisiva fu quella del cemento,opus caementicium: un impasto di calce acqua e sabbia che veniva colato all'interno di casse di legno per ottenere le strutture portanti. La Cloaca Massima fu costruita così solidamente e con tale lungimiranza che fu utilizzata dai romani per oltre 2500 anni. E’ alta circa 3 metri e larga altrettanto; scorre a circa 12 metri sotto il livello attuale; una parte della cloaca, all’altezza della Torre dei Conti, è tuttora funzionante.

Video tratto dal documentario citta segrete di history channel



Percorso della cloaca


Riferimenti bibliografici:

giovedì 9 aprile 2020

Step #04: la pulizia nella mitologia

Come è possibile constatare leggendo,tra gli altri, il post numero due il concetto di pulizia,intesa sia come mera rimozione dello sporco che in modo più figurativo come processo interiore di purificazione, oppure come mancanza di sbavature nello svolgere un'azione, ha sempre accompagnato l'uomo sin dai tempi antichi all'interno della sua quotidianità. Non ci sorprenderà dunque scoprire come la mitologia stessa sia ricca di riferimenti all'azione del pulire, dal momento che da sempre è stata il riflesso delle tradizioni culturali di un'epoca e delle abitudini delle sue civiltà.
Andiamo allora a scoprire insieme qualche esempio, nel quale l'azione del pulire ricopra un ruolo di primo piano all'interno del mito stesso.

MITOLOGIA GRECA
All'interno della mitologia greca il riferimento più immediato che possiamo trovare è probabilmente quello alle dodici fatiche di Ercole ed in particolare ad una di esse: la pulizia delle stalle di Augia, re dell'Elide.
Ercole,o Eracle, è una figura molto importante all'interno del corpus mitologico dell'Antica Grecia.Egli era figlio della regina Alcmena e di Zeus, il padre di tutti gli Dei. In realtà Alcmena non era sposata con quest'ultimo bensì con il re Anfitrione,ma pur di giacere con la donna Zeus prese le sembianze del marito e la sedusse. Dalla loro unione nacque appunto Eracle, che però incorse fin dalla sua nascita nell'odio di Era,la vera sposa di Zeus, che vedeva nel bambino la prova dell'infedeltà del suo.Ed è Proprio da un suo crudele dispetto che ebbe origine l'impresa delle Dodici Fatiche di Ercole.
Un giorno infatti la dea fece cogliere l'eroe da un attacco di follia e questi uccise moglie e figli. Una volta riacquistato il senno, Ercole disperato decise di recarsi dall'Oracolo di Delfi dove la Pizia, la sacerdotessa che parlava per bocca delle divinità, gli avrebbe rivelato un modo per espiare il suo terribile peccato.
L'oracolo comandò così all'uomo di mettersi al servizio del re di Tirinto e Micene, Euristeo, un uomo avido ma non molto intelligente. Questo Euristeo mandò Ercole a compiere le 12 Fatiche.

La quinta di esse fu proprio quella di pulire le immense stalle di Augia, il re dell'Elide. Egli era ricchissimo non che molto potente e possedeva ben tremila buoi, ma era tanto avaro che pur di non spendere non faceva ripulire da più di trent'anni le sue stalle. Appena la notizia arrivò alle orecchie di Euristeo, il suo pensiero corse subito ad Ercole, ordinandogli di ripulire in un giorno solo le sporchissime stalle. In così poco tempo era impossibile trasportare fuori tutto il letame e ripulirle per bene allora Ercole pensò di deviare il fiume Alfeo, così che le sue acque potessero trascinare via lo strato denso di letame.In tal modo riuscì nell'impresa.

Ercole e le stalle di Augia


Evidente è il riferimento all'azione del pulire nel momento  della rimozione del letame all'interno delle stalle, ma non solo.Anche le 12 fatiche assegnate ad Ercole, nel loro complesso, possono essere considerate come un'azione di pulizia.Esse possono essere infatti viste come un processo di espiazione dei peccati e dunque di pulizia dell'anima.



MITOLOGIA ROMANA
La figura più importante per quanto concerne la pulizia all'interno della mitologia romana è indubbiamente quella della dea Cloacina, protettrice della Cloaca Massima, la parte più antica ed importante del sistema fognario romano.Essa secondo la mitologia romana presidia e fa funzionare gli impianti sanitari,quelli che concretamente permettono di evitare le contaminazioni dovute allo sporco. Cloacina ha un'origine etrusca, infatti la costruzione della Cloaca Massima è iniziata e terminata sotto il regno di due re etruschi (Lucio Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo), tant'è che per i romani diventerà addirittura Venere Cloacina.
Nei pressi della basilica Emilia sorgeva il Sacello di Venere Cloacina, un tempio circolare dedicato proprio a quest'ultima, del quale oggi resta solo un basamento circolare in marmo. Le fonti tramandano che qui avvenissero le antiche cerimonie di purificazione dell'esercito romano e in particolare che tale luogo fu scenario di un importante avvenimento legato ai miti delle origini di Roma: la purificazione, la pulizia dell'anima dagli orrori della guerra da parte dell'esercito romano e sabino dopo la guerra per il ratto delle Sabine,immergendo le armi insieme a dei rami di mirto nell'acqua.

Disposizione originaria del Sacello di Venere Cloacina

giovedì 2 aprile 2020

Step #02:storia del make up e della pulizia del corpo nell'antica Roma

Nei post precedenti abbiamo constatato come il verbo "pulire" derivi dalla lingua latina e come in origine il suo significato fosse maggiormente vicino al concetto di levigare,lisciare,rendere luminoso.
In particolare nell'antica Roma, dove la lingua madre era proprio il latino, questo verbo era associato principalmente a due contesti tra loro differenti: alla cura del corpo e della pelle in primis e alla metallurgia, ed è proprio sul primo dei due che verterà la nostra storia.
infatti i servizi igienici dell'antica Roma sono sempre stati considerati un esempio di pulizia e simboli di una civiltà moderna, avente particolarmente a cuore le esigenze dei cittadini.Non si parla solo di bisogni pratici, ma anche di piaceri: i vespasiani, i bagni pubblici, gli acquedotti e le terme su tutti. Portatore di questa cultura della cura del corpo in epoca romana è sempre stato soprattutto il sesso femminile, la storia è ricca di testimonianze di donne bellissime e seducenti capaci di attirare uomini di potere grazie ai loro segreti di bellezza; Cleopatra, Messalina, Poppea sono solo alcune di queste donne famose. Scopriamo allora anche noi qualche segreto di bellezza che le fonti ci hanno tramandato!
Quali erano i trucchi per un aspetto fresco e solare sin dalle prime ore del mattino? Facendo viaggiare un po' la fantasia e riferendoci alle fonti a nostra disposizione possiamo immaginare come nell’antica Roma le donne aristocratiche avessero un vero e proprio team di truccatrici e parrucchiere a loro disposizione con l'obiettivo di prepararle ad affrontare la giornata: dall’abbigliamento, alla pulizia del viso, al trucco  fino all’acconciatura, il tutto seguendo, perché no, la moda del momento, proprio come le moderne madame.Caratteristiche dell'epoca erano infatti creme, maschere di bellezza,pratiche depilatorie, cura dell'acconciatura e make-up.Come potete intuire però al tempo non vi erano le conoscenze e le tecnologie attuali,ed è curioso come talvolta ricorressero ad espedienti che non sempre il mondo maschile apprezzava,come testimoniano ad esempio queste righe estratte dall'Ars Amatoria di Ovidio:“Ma che l’amante non vi colga mai con i vasetti delle vostre creme. L’arte che vi fa belle sia segreta. Chi non vi schiferebbe nel vedervi la faccia cosparsa per tutto il viso, quando vi scorre e sgocciola pesante tra i due tiepidi seni? E che fetore l’esipo emana, rozza spremitura del vello immondo di un caprone, fetido anche se viene da Atene! E non vi approvo quando v’applicate in pubblico misture di midollo di cerva o vi fregate davanti a tutti i denti. Queste cure fanno belle, ma son brutte a vedersi. Spesso ciò che ci piace, piace quando è fatto, mentre si fa dispiace.” (Ovidio, Ars amatoria, 209-218).
Andiamo quindi a scoprire quali erano questi curiosi espedienti, immaginando anche qualche ipotetico dialogo tra partner.

LA CURA DELLA PELLE
Secondo quanto riportato in alcuni testi di Plinio il Vecchio giunti fino ai giorni nostri Poppea, la moglie di Nerone, era solita ammorbidire e levigare la pelle concedendosi quotidianamente un particolare e dispendioso bagno immersa nel latte di cinquecento asine che faceva portare ovunque lei andasse, una sorta di moderna crema idratante. Terminato il bagno, in aggiunta, per rendere ancora più elastica la pelle, le donne ricorrevano a pregiati unguenti orientali per rendere il corpo luminoso e soprattutto profumato,cercando di coprire l'odore di capra.“Che d’olezzo acre di capro non putisca mai la vostra ascella” ammonisce Ovidio nella sua Ars Amatoria.Non tutte potevano però permettersi un bagno privato in casa, ma la società dell'antica Roma rispondeva anche alle esigenze delle donne meno abbienti mettendo a disposizione bagni pubblici e terme dotate di ogni comfort.
Ma non finisce qui! Possiamo immaginare come espressioni quali “Che d’ispidi peli pungenti non sia mai la vostra gamba”! fossero all'ordine del giorno da parte degli esigenti mariti dell'epoca.Ebbene si, parliamo di ceretta e i gusti dei Romani,anche qui, sembrano sorprendentemente moderni. Alcune fonti ci suggeriscono come ascelle e gambe venissero depilate tramite della cera d’api riscaldata oppure con una crema depilatoria a base di pece greca disciolta in olio con resine e sostanze caustiche; per le più coraggiose invece c’erano le pinzette, ma non c'è sicuramente bisogno di spiegare quanto dovesse essere doloroso...

IL MAKE-UP!
Leggendo quanta attenzione le signore romane impiegassero nella cura della propria pelle non ci sorprenderà scoprire come anche il make-up avesse la sua importanza.Sempre Ovidio infatti raccomandava di preparare la pelle con delle maschere di bellezza: diverse erano le ricette consigliate per ottenere intrugli, paragonabili agli odierni scrub, che schiarissero la pelle liberandola dalle imperfezioni e dalle rughe.In particolare di fondamentale importanza era proprio l'azione schiarente ottenuta applicando al viso una lozione di miele e biacca in quanto l'abbronzatura,soprattutto per le donne aristocratiche, non era ben vista perché caratteristica della classe operaia contadina che passava le giornate a lavorare sotto il sole per guadagnarsi da vivere.Ma il make up non finiva qui,sovente infatti si ricorreva anche a un po' di "blush",simile ai moderni fard,sugli zigomi con un tocco di ematite per far risultare il viso più vivo poiché il troppo pallore era antiestetico.

Come conclusione del mio racconto ho pensato di proporvi come testimonianza l'immagine di un quadro molto esplicativo rappresentante proprio una toeletta mattutina di una nobile signore dell'antica Roma: